1. Cos’è il mobbing sul lavoro: definizione e significato
Il mobbing è un insieme di comportamenti vessatori e persecutori attuati in ambito lavorativo con lo scopo di isolare, umiliare o danneggiare un individuo. Questi atti possono manifestarsi attraverso esclusione sociale, critiche costanti, assegnazione di incarichi degradanti o eccessivi, fino a minacce velate. Il termine deriva dall’inglese to mob, che significa “attaccare in gruppo”, e descrive una forma di abuso psicologico che può avere gravi ripercussioni sulla salute mentale e fisica della vittima. Sebbene la normativa italiana non preveda una legge specifica sul mobbing, la giurisprudenza ne riconosce l’esistenza, offrendo possibilità di tutela legale per chi ne è colpito.
Il mobbing va distinto dallo straining e dallo stress lavoro-correlato sebbene tutti e tre incidano sul benessere del lavoratore. Il mobbing, come già accennato, ha carattere di reiterazione nel tempo mentre lo straining si manifesta attraverso un singolo evento particolarmente stressante, senza che vi sia una sistematicità negli attacchi. Lo stress lavoro-correlato è una condizione di disagio che deriva da fattori organizzativi o ambientali che rendono il lavoro eccessivamente gravoso, senza necessariamente comportare un intento persecutorio; si pensi al caso di un ambiente di lavoro sottodimensionato dove a un singolo lavoratore tocca svolgere le mansioni che sarebbero richieste a un numero più ampio di persone.
Le origini del mobbing risalgono agli studi condotti negli Stati Uniti e in altri Paesi anglosassoni negli anni ’60, dove veniva analizzato come fenomeno sociale e psicologico. Negli anni ’80, lo psicologo del lavoro Heinz Leymann approfondì la questione, definendola come una forma di “terrore psicologico sul posto di lavoro”, caratterizzata da attacchi sistematici e ripetuti contro un individuo. In Italia, il concetto venne successivamente adattato alla realtà lavorativa grazie agli studi di Harald Ege, che ne favorì la diffusione negli anni ’90.
Dal punto di vista giurisprudenziale, il mobbing ha ottenuto riconoscimento ufficiale grazie alla sentenza della Suprema Corte italiana del 2010 (Cass. Civ., Sez. III, n. 2352/2010), che ha segnato un passo importante per la tutela delle vittime. Pur in assenza di una normativa specifica, la giurisprudenza ha individuato criteri fondamentali per il riconoscimento del fenomeno, tra cui la sistematicità delle vessazioni, l’intento persecutorio e il danno psicologico subito dalla vittima.
2. Esempi concreti di mobbing sul lavoro
Sono molte le forme attraverso le quali può manifestarsi il mobbing e proprio questa particolarità è spesso alla base della difficoltà nel provarlo in sede di giudizio.
È innanzitutto necessario distinguere tra le due principali forme di mobbing: verticale e orizzontale.
Il mobbing verticale, noto anche come bossing, si verifica quando le vessazioni provengono da un superiore gerarchico, come un dirigente o un capo ufficio. In questi casi, il mobber utilizza la propria posizione di potere per isolare, screditare o ostacolare la carriera della vittima, spesso con l’obiettivo di indurla a dimettersi.
Al contrario, il mobbing orizzontale è perpetrato da colleghi di pari livello gerarchico e si manifesta attraverso comportamenti ostili come esclusione sociale, critiche costanti, sabotaggio del lavoro o diffusione di false voci. Entrambe le forme di mobbing possono avere gravi conseguenze psicologiche e professionali per la vittima, rendendo fondamentale la prevenzione e l’intervento tempestivo da parte delle aziende.
Il mobbing può quindi consistere nell’esclusione sistematica di un dipendente da riunioni e progetti importanti, al fine di isolarlo e demoralizzarlo. Forme più evidenti e più gravi possono prevedere la ridicolizzazione pubblica e le umiliazioni ripetute; è il caso di un superiore gerarchico che sistematicamente fa sentire in imbarazzo o prende di mira un dipendente. Anche assegnare compiti inutili o degradanti – soprattutto se a un dipendente qualificato – è un comportamento che rientra nella casistica.
Spesso il mobbing può manifestarsi anche tramite la diffusione di notizie false e di calunnie sul conto di un dipendente per screditarlo e danneggiarne la reputazione.
3. Come riconoscere se si è vittima di mobbing: i segnali da non ignorare
Il mobbing può essere identificato attraverso le condotte di superiori o colleghi e riconoscerlo per tempo può essere determinante per difendersi.
I seguenti dieci punti racchiudono le casistiche più frequenti:
- Esclusione sociale: colleghi o superiori isolano deliberatamente il lavoratore, evitando o riducendo al minimo i contatti e il coinvolgimento nelle mansioni o nelle attività di gruppo
- Critiche costanti e ingiustificate: il lavoro viene continuamente sminuito, anche senza motivi validi
- Sovraccarico o sottoimpiego: il dipendente può essere impiegato nelle mansioni meno di quanto è previsto dal contratto oppure può vedersi assegnare compiti impossibili da gestire. Rientra in questo punto anche l’assegnazione di mansioni insignificanti o degradanti
- Informazioni negate: i colleghi o i superiori potrebbero nascondere deliberatamente dati o informazioni utili alla mansione del lavoratore
- Diffamazione e pettegolezzi: vengono messe in giro voci false sul lavoratore per screditarlo o metterlo in ridicolo
- Umiliazione pubblica: il lavoratore viene criticato e denigrato in pubblico, davanti ai colleghi, a clienti o altre persone
- Minacce velate o esplicite: il lavoratore viene tenuto in scacco attraverso la minaccia di perdere il lavoro o subire conseguenze negative se non accetta determinate condizioni
- Limitazione della carriera: vengono negate promozioni o opportunità di carriera senza validi motivi
- Stress e problemi di salute: Il lavoratore vive una condizione di ansia, insonnia, disturbi fisici legati al clima lavorativo ostile.
- Sensazione di impotenza: la vittima di mobbing sente di non avere il controllo sulla sua situazione e di non sapere come difendersi.
Il mobbing ha un impatto particolarmente negativo sulla salute psicofisica delle vittime, condizionando anche il profilo della socialità.
Il lavoratore bersaglio di mobbing può sperimentare sintomi psicologici quali la perdita di autostima, l’ansia, la depressione, pensieri negativi e ossessivi, senso di impotenza e isolamento. Molteplici anche i sintomi fisici come i problemi gastrointestinali, i disturbi cardiocircolatori, le difficoltà respiratorie, l’insonnia, il calo del desiderio sessuale e l’indebolimento complessivo del sistema immunitario. Tutto ciò può condurre a difficoltà di relazione con il prossimo, perdita di interesse per il lavoro, calo della produttività e, nei casi più gravi, le dimissioni o il licenziamento.
4. Come difendersi dal mobbing: i primi passi da fare
Difendersi dal mobbing richiede un approccio strategico e consapevole. È fondamentale raccogliere prove documentando, laddove è possibile, ogni singolo episodio con annotazione di data, luogo, persone coinvolte e descrizione dettagliata dell’evento: possono essere utili e-mail, messaggi e testimonianze.
Se vi è modo è consigliabile riportare il fatto a un superiore gerarchico o a un referente di fiducia. In qualsiasi momento e prima che la situazione degeneri è bene rivolgersi a un avvocato che potrà fornire le indicazioni necessarie per poter provare il mobbing. Allo stesso modo può rivelarsi essenziale rivolgersi a un esperto per chiedere supporto psicologico e gestire lo stress derivante dal mobbing.
La vittima di mobbing, tra le altre emozioni, può sperimentare soprattutto un senso di isolamento. È quindi molto importante contrastare tale isolamento, parlando e confrontandosi con colleghi di fiducia, amici o familiari.
5. A chi rivolgersi per il mobbing sul lavoro: supporto legale e non solo
Rivolgersi a un legale esperto in diritto del lavoro è necessario quando la situazione diventa insostenibile per il lavoratore e si verificano danni psicologici, fisici o economici. Il mobbing, spesso, è molto difficile da provare e soltanto il supporto di un avvocato specializzato può guidare la vittima di questo comportamento nella direzione giusta.
Chiedere un consulto medico o psicologico, così come disporre di prove delle condotte di mobbing rappresenta spesso la base per chiedere l’intervento di un legale.
Il supporto legale è utile anche laddove sono falliti tutti i tentativi di pacifica risoluzione all’interno dell’azienda o nel caso in cui il mobbing si manifesti attraverso minacce o ritorsioni.
6. Mobbing e risarcimento danni: come ottenere giustizia
Il mobbing in Italia non è un reato previsto dal Codice penale ma nei casi più gravi le condotte tenute dal soggetto possono configurare diversi reati quali lo stalking, la diffamazione, la violenza privata e, in alcuni casi, anche i maltrattamenti.
È stata la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12287/2022, a stabilire che può integrare il delitto di atti persecutori ex art. 612 bis c.p. la condotta del datore di lavoro che ponga in essere una mirata reiterazione di plurimi atteggiamenti convergenti nell’esprimere ostilità verso il lavoratore dipendente e preordinati alla sua mortificazione ed isolamento nell’ambiente di lavoro, tali da determinare un vulnus alla libera autodeterminazione della vittima, così realizzando uno degli eventi alternativi previsti dall’articolo di legge.
Il dipendente vittima di mobbing potrà però principalmente agire in sede civile per il risarcimento economico delle diverse tipologie di danno che possono scaturire dal mobbing. È risarcibile il danno biologico qualora vi siano lesioni alla salute fisica o psicologica della vittima, come ansia, depressione o disturbi psicosomatici, il danno morale, derivante cioè dalla sofferenza emotiva e dal disagio causato dalle vessazioni subite. Esistono poi un danno esistenziale, quello che riguarda la compromissione della qualità della vita e delle relazioni sociale e, infine, un danno patrimoniale derivante dalla perdita di reddito, dalle spese mediche sostenute e tutti i costi che discendono dalla situazione di mobbing.
Non è sempre facile provare il mobbing e quindi ottenere il risarcimento in quanto è necessario che la vittima possa provare il nesso tra il comportamento persecutorio e il danno subito.
La vittima di mobbing può agire innanzitutto mediante una diffida inviata ai propri superiori nella quale documenta e denuncia la situazione e i comportamenti vessatori, chiedendone l’immediata cessazione. Questo approccio può portare alla soluzione stragiudiziale della questione oppure, nel caso in cui fallisca il tentativo, aprire la strada all’azione legale vera e propria. La diffida deve contenere una descrizione dettagliata dei fatti, i danni che questi hanno provocato, l’esplicita richiesta di cessazione e l’avvertimento che, in caso non accada nulla, si adiranno le vie legali.
7. Cosa devono fare le aziende per prevenire il mobbing
La norma di riferimento è l’art. 2087 c.c. che impone all’imprenditore di adottare tutte le misure necessarie a garantire la tutela dell’integrità fisica e della personalità morale dei lavoratori. Questo significa che il datore di lavoro deve garantire un ambiente sicuro, prevenire i rischi e proteggere la salute psicofisica dei dipendenti. Proprio questo ultimo aspetto prescrive pertanto l’obbligo di creare le condizioni necessarie per evitare comportamenti di mobbing da parte dei superiori gerarchici e dei colleghi verso gli altri.
All’atto pratico le aziende possono quindi prevenire e reprimere questo fenomeno adottando politiche chiare contro le discriminazioni e le molestie, promuovendo un ambiente di lavoro sano e rispettoso. Adottare un codice etico aziendale, offrire formazione ai dipendenti sui corretti comportamenti da osservare e creare canali sicuri per segnalare eventuali episodi di mobbing sono i principali accorgimenti cui un datore di lavoro può ricorrere per contrastare questi comportamenti.
Il management deve inoltre essere sensibilizzato sull’importanza di intervenire tempestivamente e di favorire una cultura improntata al rispetto e alla collaborazione.
8. Contatta un avvocato per difenderti dal mobbing sul lavoro
L’errore principale nei casi di mobbing è la tendenza del dipendente vittima ad affrontare tutto da solo, unito al senso di isolamento tipico di chi si trova bersaglio di questi comportamenti. Intervenire tempestivamente può peraltro interrompere la spirale del mobbing, evitando che questo possa degenerare e produrre danni.
Una volta tentato e fallito un approccio stragiudiziale è quindi molto importante rivolgersi a un avvocato esperto nel diritto del lavoro per chiedere un consulto e adottare le contromisure necessarie a interrompere il mobbing o a raccogliere le prove utili ad adire le vie legali.
Lo Studio Legale Gobbi Negro Piazza & Partners, grazie alla pluriennale esperienza in materia giuslavoristica e aziendale, offre consulenza e supporto legale ai lavoratori vittima di mobbing, assistendoli e suggerendo il percorso migliore da intraprendere.





