Ecoreati: cosa sono e come tutelarsi

Ecoreati: cosa sono e come difendersi

Scopri cosa sono gli ecoreati, quali condotte ambientali punisce la legge 68/2015 e come tutelarsi da reati ambientali con l’aiuto di esperti legali.

1. Cosa sono gli ecoreati: definizione e contesto normativo

Gli ecoreati sono i reati contro l’ambiente, ossia quei reati che danneggiano l’ecosistema inquinando e avvelenando il territorio con conseguenze dannose per la salute delle persone.

La fattispecie è stata introdotta nel nostro ordinamento con la legge n.68 del 2015 che, recependo la Direttiva 2008/99/CE sulla tutela ambientale, ha previsto l’inserimento di nuovi delitti, l’inasprimento delle sanzioni per i responsabili e il raddoppio dei termini di prescrizione. La legge ha inoltre stabilito una precisa classificazione. Sono pertanto considerati reati ambientali:

  • Disastro ambientale: si tratta dell’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema o dell’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali. Il disastro ambientale è aggravato se commesso in area protetta o sottoposta a vincolo, o in danno di specie protette.
  • Inquinamento ambientale: consiste nella compromissione o deterioramento significativi e misurabili dello stato preesistente delle acque o dell’aria o di porzioni estese di suolo e di sottosuolo, di un ecosistema, della biodiversità anche agraria, della flora o della fauna
  • Traffico o abbandono di materiali ad alta radioattività: riguarda la condotta di chiunque cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona materiale ad alta radioattività o se ne disfa illegittimamente.
  • Impedimento del controllo ambientale: è la condotta di chi impedisce, intralcia o elude la vigilanza e il controllo da parte delle autorità preposte alla sicurezza ambientale e all’igiene del lavoro
  • Omessa bonifica: riguarda chi, pur essendovi obbligato, non provvede alla bonifica, al recupero o al ripristino dello stato dei luoghi.

2. Ecoreati e legge 68/2015: cosa prevede

Il legislatore, con la legge 68/2015, ha voluto introdurre nel Codice penale il Titolo VI bis dedicato ai Delitti contro l’ambiente, innovando così un impianto sanzionatorio che si limitava in precedenza alle contravvenzioni e alle sanzioni amministrative.

Le norme contenute nel nuovo Titolo VI bis sanzionano severamente l’inquinamento ambientale, per cui è prevista una pena detentiva compresa tra i 2 e i 6 anni e il disastro ambientale – la fattispecie più grave – con una pena che va dai 5 ai 15 anni di reclusione.

Il regime sanzionatorio prevede inoltre pene accessorie come l’incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione e l’estensione dei termini di prescrizione che aumentano all’aumentare della gravità della fattispecie.

Il legislatore ha previsto la confisca obbligatoria, anche per equivalente, dei profitti o dei prodotti del reato o che sono serviti a commetterlo. Misura che non viene applicata se l’imputato ha provveduto alla messa in sicurezza, alla bonifica o al ripristino dello stato dei luoghi. Nel caso di condanna il giudice può inoltre condannare il reo al recupero, al ripristino dello stato dei luoghi con costi a carico dello stesso condannato e delle persone giuridiche obbligate al pagamento delle sanzioni pecuniarie in caso di insolvibilità del primo.

Si è poi intervenuti anche sul ravvedimento operoso, prevedendo una riduzione della pena laddove, prima del dibattimento di primo grado, l’imputato eviti che l’attività illecita produca conseguenze ulteriori provvedendo con una messa in sicurezza, una bonifica o un ripristino dello stato dei luoghi. Il ravvedimento viene riconosciuto anche se l’imputato collabora con le Autorità di Polizia o l’Autorità Giudiziaria alla ricostruzione dei fatti e all’individuazione dei colpevoli.

3. Quali sono gli ecoreati riconosciuti dalla legge

La legge 68/2015 ha introdotto, agli artt. 452 bis e seguenti, le diverse fattispecie di reato contro l’ambiente.

Il primo articolo riguarda il reato di inquinamento ambientale che si configura quando qualcuno “abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili delle acque, dell’aria, di porzioni estese o significative del suolo e del sottosuolo, di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”. Il reato è aggravato se l’inquinamento viene prodotto all’interno di un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico ovvero in danno di specie animali o vegetali protette o ancora qualora causi compromissione o deterioramento di un habitat all’interno delle aree suddette. Si tratta di un reato a forma libera con il quale si punisce sia il comportamento attivo, sia l’omissione.

L’art. 452 quater punisce invece il più grave reato di disastro ambientale che si ha quando l’autore cagiona l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa, l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.

Il traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività è sanzionato dall’art. 452 sexies e riguarda la condotta di chi abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattività.

Il Codice penale, novellato dalla legge 68/2015, prevede anche il reato di impedimento del controllo che punisce chi negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controlli ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro.

Il legislatore ha inoltre introdotto misure più severe anche nei confronti di chi abbandona abusivamente rifiuti di qualsiasi tipo e soprattutto pericolosi (es. l’amianto).

4. Ecoreati in Italia: evoluzione normativa e tendenze

I reati contro l’ambiente sono un tema particolarmente attuale in Italia come rivela il rapporto Ecomafia di Legambiente, secondo cui nel nostro Paese ogni giorno vengono compiuti oltre 80 illeciti di natura ambientale. Il traffico di rifiuti pericolosi è uno dei principali “asset” finanziari della criminalità organizzata con un fatturato che si aggira tra i 250 e i 300 miliardi di euro. È proprio a fronte della portata di questo fenomeno che il legislatore, negli ultimi decenni, ha preso una posizione netta in termini di prevenzione e contrasto di questi reati, inasprendo le sanzioni e trasformando quelli che prima erano semplici illeciti amministrativi o reati contravvenzionali in reati, punibili con la reclusione.

L’intervento legislativo è andato di pari passo con un’accresciuta consapevolezza della pericolosità di questi reati da parte dell’opinione pubblica e dei cittadini che, sempre più consapevoli, non esitano a denunciare possibili ecoreati. Una tendenza che dimostra quanto la società ritenga meritevole di tutela l’ambiente e di riflesso la salute pubblica.

Sono tanti i casi di disastro e inquinamento ambientale verificatisi lungo la Penisola: Eternit (amianto), Solvay (Pfas e inquinanti nelle falde acquifere), nube di Seveso, Terra dei Fuochi ed Ex Ilva di Taranto sono i casi più conosciuti, sui quali il dibattito pubblico si è maggiormente concentrato e balzati all’onore delle cronache con processi lunghi decenni. Accanto a questi vi è però una casistica molto ampia che non risparmia alcuna regione del Paese e che non sempre conduce a condanne e risarcimenti per la popolazione.

5. Crimini ambientali vs. Ecoreati: differenze e convergenze

Il termine crimine ambientale può essere utilizzato in senso generale per definire tutte le attività illecite che danneggiano l’ambiente, comprese quelle legate alla criminalità organizzata come il traffico illecito di rifiuti, il disboscamento illegale, il traffico di specie protette. I crimini ambientali vengono perseguiti anche a livello internazionale data la loro dimensione sovranazionale.

Gli ecoreati o reati ambientali sono quelli espressamente previsti dal Codice penale, innovato dalla legge 68/2015, che ha previsto alcune particolari fattispecie e relative sanzioni.

Esistono tuttavia alcuni atti che vengono classificati come semplici illeciti amministrativi. È il caso della gestione irregolare dei rifiuti, quando un soggetto conferisce i rifiuti in maniera difforme da quanto previsto dalle norme e dai regolamenti, ad esempio abbandonando elettrodomestici, macerie, manufatti in amianto in natura. Sono un esempio di illeciti amministrativi anche le emissioni inquinanti non conformi, l’omessa bonifica o le violazioni delle autorizzazioni ambientali. Salvo non costituiscano fatto più grave, ricadendo nell’alveo degli ecoreati ex l.68/2015, vengono puniti con sanzioni pecuniarie.

Gli ecoreati e i crimini ambientali sono solitamente sorretti dal dolo, cioè dalla volontà e dalla consapevolezza di commettere un’azione illecita. Nel caso degli illeciti amministrativi può comunque esservi dolo ma anche soltanto colpa, cioè una semplice negligenza da parte dell’autore.

6. Cosa devono sapere le imprese sugli ecoreati

Le aziende hanno una responsabilità significativa in materia di reati ambientali, sia da un punto di vista penale, sia amministrativo.

Vi è prima di tutto una responsabilità penale nel caso in cui l’azienda abbia causato un disastro ambientale o un grave inquinamento con sanzioni pecuniarie elevate e la reclusione per i responsabili. Il legislatore ha però voluto prevedere, con il D.lgs 231/2001, una responsabilità amministrativa in capo alle aziende. Si tratta di una responsabilità oggettiva, indipendente da dolo o colpa, che viene attribuita alle aziende che non adottano misure adeguate per prevenire i danni ambientali e che si configura anche nel caso in cui ad agire sia un singolo dipendente. La legge ha quindi introdotto un obbligo di vigilanza in capo agli amministratori delle società quanto al rispetto delle normative a tutela dell’ambiente-

L’adozione di misure preventive e di accorgimenti per contenere eventuali danni derivanti dalla produzione deve essere vista come parte del processo di gestione aziendale.

Negli ultimi decenni è andata manifestandosi un’attenzione in tal senso da parte delle aziende, viste anche le enormi ricadute reputazionali che uno scandalo ambientale potrebbe avere. Si parla quindi di Corporate Social Responsibility (CSR) o Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) per definire l’impegno volontario delle aziende nel considerare l’impatto sociale e ambientale della loro attività, andando oltre il semplice obiettivo di generare profitti.

La tutela dell’ambiente diventa quindi un asset strategico nonché, molto spesso, una leva di marketing utilissima in un mercato che vede sempre più consumatori consapevoli e attenti alle tematiche ambientali.

7. Come prevenire gli ecoreati in azienda

Le aziende possono agire nella prevenzione degli ecoreati e degli illeciti amministrativi adottando i sistemi di certificazione ambientale ISO 14001 e EMAS. Lo standard internazionale ISO 14001 aiuta le aziende a identificare, controllare e ridurre l’impatto ambientale delle loro attività. È riconosciuto a livello mondiale e può essere adottato da qualsiasi organizzazione.

L’EMAS, acronimo di Eco-Management and Audit Scheme è un sistema volontario di gestione ambientale promosso dall’Unione Europea. Questo protocollo richiede una dichiarazione ambientale pubblica che garantisce maggiore trasparenza sulle prestazioni ecologiche dell’organizzazione.

Il d.lgs 231/2001 ha indotto le aziende a dotarsi del cosiddetto Modello 231, un sistema di organizzazione finalizzato alla prevenzione di reati e alla compliance normativa. Questo modello può naturalmente contemplare anche una “parte ambientale”, per prevenire gli ecoreati e i danni all’ambiente. Le aziende che si dotano di questo modello devono procedere a:

  • Identificazione dei rischi ambientali: monitoraggio e analisi delle attività aziendali al fine di individuare per tempo potenziali violazioni alle normative
  • Procedure di controllo: migliorare i protocolli e i processi di gestione dei rifiuti, il controllo delle emissioni e la prevenzione dell’inquinamento
  • Nominare un Organismo di Vigilanza (OdV): un ente interno deputato a monitorare l’applicazione del modello e a segnalare eventuali irregolarità
  • Codice Etico e formazione dei dipendenti: sensibilizzazione sulle normative ambientali e sulle buone pratiche aziendali
  • Sanzioni: definizioni di azioni da intraprendere in caso di violazioni per evitare conseguenze legali e reputazionali.

8. La figura dell’avvocato ambientale: perché è cruciale

Affidare la consulenza su questi aspetti a un avvocato o a un team di legali esperti in materia ambientale è fondamentale per un’azienda.

Le normative sull’ambiente sono spesso complesse da comprendere e applicare, subiscono evoluzioni rapide e vedono spesso sovrapposizioni tra leggi nazionali e sovranazionali.

L’avvocato specializzato in diritto ambientale è quindi quel professionista che può garantire all’azienda una piena compliance rispetto alle normative poste a tutela dell’ambiente, fornisce supporto strategico in caso di controversie ma agisce soprattutto in chiave preventiva, suggerendo accorgimenti e strategie che sono finalizzate a evitare l’insorgere di criticità. Infine, l’avvocato ambientale è in grado di interfacciarsi con gli enti pubblici che si occupano di tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

9. Come tutelarsi dagli ecoreati: strumenti legali e difensivi

Un’azienda può tutelarsi dagli ecoreati principalmente con un’attività preventiva, volta a evitare che tali reati possano verificarsi. Laddove questo approccio non dovesse funzionare è indispensabile essere assistiti da un avvocato esperto in diritto ambientale.

Fornire la documentazione dettagliata e collaborare con le autorità sono i primi passi da compiere nel caso in cui si verifichi un fatto che potrebbe portare alla configurazione di una responsabilità penale.

Un ruolo importante può essere giocato dai consulenti tecnici di parte cui l’azienda può rivolgersi al fine di tutelarsi e difendersi in sede di giudizio.

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